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Relazione – Dragone – Briglie a pettine, la rincorsa alle competenze

Relazione – Dragone – Briglie a pettine, la rincorsa alle competenze –

I beni del demanio idrico (giusto l’ artt. 822 cod. civ., rientrano tra i beni del demanio idrico i fiumi e i torrenti, i laghi, le sorgenti, i ghiacciai, i rivi, i fossati e i colatoi, le acque sotterranee, i laghi artificiali, gli acquedotti e i canali appartenenti allo Stato, alle province e ai comuni. Sono, altresì, da considerarsi appartenenti al demanio idrico i porti e gli approdi destinati alla navigazione interna, oltre le pertinenze idrauliche demaniali e le opere idrauliche. Nella dottrina giuridica si rinvengono le definizioni consolidate di ciascun tipo) vengono, secondo un certo criterio, classificati tra quelli facenti parte del cosiddetto demanio naturale, essendo per la loro struttura e composizione assoggettati alla pubblica destinazione; tuttavia, anche per essi è da rilevare che la loro naturale attitudine a soddisfare interessi pubblici necessita di opere, onde essere adeguatamente conservata e integrata.

Il R. D. 25 luglio 1094 n. 523, che approva il T.U. sulle opere idrauliche (modificato con la legge 13 luglio 1911, n. 774, con il D. Lgt. 19 novembre 1921, n. 1688,con la L.31 gennaio 1953, n. 68, e con il D.P. 30 6 月 1955, n. 1534), disciplina la materia delle opere idrauliche, in precedenza regolata dalla normativa generale sui lavori pubblici del 1865.

Le norme contenute nel T.U. del 1904, tuttavia, si limitano a disciplinare le opere di sistemazione e di difesa, e cioè quelle “… rivolte a rendere più regolare il corso delle acque e a difendere i terreni e i luoghi abitati dalle inondazioni e dagli impaludamenti (opere di rettificazione, di nuovi inalveamenti, sponde artificiali, argini maestri, e in golena, ecc.) …”.

Queste norme classificano, dunque, le opere idrauliche in varie categorie, per ciascuna delle quali determinano i soggetti tenuti alla esecuzione ed alla manutenzione, nonché i criteri di ripartizione dei relativi oneri finanziari; fissano la competenza degli organi statali in materia, la natura dell’approvazione dei progetti quale dichiarazione di pubblica utilità, le modalità di determinazione dell’ammontare dei fondi da stanziarsi in bilancio e le forme dell’autorizzazione della esecuzione delle opere, facendo salve le convenzioni e le consuetudini vigenti per tutto quanto non riguarda le spese a carico dello Stato e della provincia; disciplinano la costituzione, l’organizzazione ed il funzionamento dei consorzi tra proprietari e possessori dei beni immobili di qualunque specie che risentano un utile, diretto o indiretto, presente o futuro, dalle opere idrauliche; dettano disposizioni speciali per le opere delle varie categorie, per gli argini, per gli scoli artificiali, per la navigazione ed il trasporto dei legnami a galla, per l’autotutela e la polizia delle acque pubbliche.

Relativamente alla classificazione delle opere idrauliche, distinte dalla legge in cinque categorie, è da rilevare che nella prima categoria sono comprese le opere che hanno per unico oggetto la conservazione dei fiumi che, con il loro corso o con alcuni tratti di esso, segnano il confine dello Stato con gli Stati limitrofi, nonché la costruzione e la manutenzione dei canali di proprietà demaniale, quando altrimenti non dispongano speciali convenzioni.

Nella seconda categoria sono, invece, comprese le opere lungo i fiumi arginati e loro confluenti parimenti arginati dal punto in cui le acque cominciano a correre dentro argini o difese continue e quando tali opere provvedono ad un grande interesse di una provincia; nonché le nuove inalveazioni, rettificazioni ed opere annesse, fatte al fine di regolare i medesimi fiumi. L’ultimo comma dell’art. 3 del T.U. del 1904 sancisce che nessuna opera può essere dichiarata di seconda categoria se non per legge; in proposito, la giurisprudenza ha affermato che l’emanazione di una legge speciale è sempre necessaria, non potendosi classificare l’opera nella seconda categoria solo per l’analogia della funzione economica del corso cui si riferisce con altra già legislativamente classificata.

Nella terza categoria sono comprese le opere relative ai fiumi e ai corsi minori, quando siano dirette a difendere ferrovie, strade ed altre opere di grande interesse pubblico, nonché beni demaniali dello Stato, delle Province e dei Comuni, o a migliorare il regime di un corso d’acqua che abbia opere classificate in prima o seconda categoria, o a impedireinondazioni, straripamenti, corrosioni, invasioni di ghiaia o di altro materiale di alluvione, che possano arrecare rilevante danno al territorio o all’abitato di uno o più comuni, o, producendo impaludamenti, possano recar danno all’igiene o all’agricoltura. La classificazione di opere nella terza categoria deve avvenire per atto della P. A., e sulla domanda o proposta di classificazione devono essere sentiti i consigli dei Comuni e delle Province interessate, i quali dovranno emettere il loro parere, entro due mesi dalla richiesta, scaduti i quali si intende che i Comuni e le Province siano favorevoli senza riserve alla richiesta classificazione.

Alla quarta categoria appartengono le opere non comprese nelle precedenti categorie e concernenti la sistemazione dell’alveo ed il contenimento delle acque di fiumi e torrenti nonché di grandi colatori ed importanti corsi d’acqua.

Nella quinta categoria sono comprese le opere che provvedono alla difesa dell’abitato di città, villaggi e borgate contro le corrosioni di un corso d’acqua e contro le frane.

Circa i soggetti tenuti a provvedere per la esecuzione e manutenzione delle opere idrauliche predette, prima dell’entrata in vigore del D.P.R.15 gennaio 1972, N. 8 e del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616, che hanno trasferito alle Regioni a statuto ordinario le funzioni amministrative con concernenti le opere idrauliche di seconda, terza, quarta e quinta categoria, e non classificate (cfr. art. 2 D.P.R. 1972, n. 8 e artt. 88-89, D.P.R. 1977, n. 616), la disciplina prevista dal T.U. sulle opere idrauliche era la seguente:

  • Le opere di prima categoria erano eseguite e mantenute a cura ed a spese dello Stato.
  • L’esecuzione delle opere di seconda categoria era a cura dello Stato, mentre le spese erano ripartite per una metà a carico dello Stato e, per l’altra metà, per un quarto a carico della provincia o delle province interessate e per un quarto a carico degli altri interessati.
  • Le opere di terza categoria erano eseguite a cura dello Stato: le spese occorrenti erano ripartite per il 50% a carico dello Stato, per il 10% a carico della provincia o delle province interessate, per il 10% a carico del comune o dei comuni interessati e per il restante 30% a carico dei proprietari interessati riuniti in consorzio; la manutenzione delle opere predette era a cura del consorzio degli interessati, e ad esclusivo suo carico erano le spese relative, salvo il contributo previsto dalla legge a carico dello Stato, delle province e dei comuni.
  • Le spese relative alle opere di quarta categoria erano a totale carico degli interessati riuniti in consorzio obbligatorio, ma con possibilità del concorso dello Stato o della provincia.
  • Le opere di quinta categoria erano eseguite e mantenute a cura del comune, con il concorso nella spesa, e in ragione del rispettivo vantaggio, da parte dei proprietari e possessori interessati; il relativo ruolo di riparto era approvato e reso esecutivo dal Prefetto. Il T.U. del 1904 detta speciali disposizioni sugli argini e sulle altre opere riguardanti il regime delle acque pubbliche.[1]

Nei territori classificati montani la esecuzione delle opere è a totale carico dello Stato come disciplinato dall’art. 39 Regio decreto-legge 30 dicembre 1923, n. 3267 (in Gazz. Uff., 17 maggio, n. 117). – Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani-. “ … Le opere di sistemazione dei bacini montani sono eseguite a cura e spese dello Stato. Tali opere si distinguono in due categorie: – 1° opere di sistemazione idraulico-forestale, consistenti in rimboschimenti, rinsaldamenti e opere costruttive immediatamente connesse; – 2° altre opere idrauliche eventualmente occorrenti. Le prime sono di competenza del Ministero dell’economia nazionale, che vi provvede con fondi stanziati nel proprio bilancio e con l’opera del corpo Reale delle foreste; le seconde sono di competenza del Ministero dei lavori pubblici, che vi provvede con fondi stanziati nel proprio bilancio e con l’opera del corpo Reale del Genio civile…”[2].

Successivamente l’ art. 2 comma 2 lettera e – D.P.R. n. 8 del 15 gennaio 1972, “Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di urbanistica e di viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale e dei relativi personali ed uffici.” ha decretato che “Le funzioni amministrative esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato in materia di viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale, sono trasferite, per il rispettivo territorio, alle Regioni a statuto ordinario. Il trasferimento predetto riguarda le funzioni amministrative concernenti: …” “… e) le opere idrauliche di quarta e quinta categoria e non classificate; …”. In seguito, con il D.P.R. del 24 luglio 1977, n. 616 “Attuazione della, delega di cui all’art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382., anche le opere idrauliche di terza categoria sono passate in capo alle regioni; difatti l’art. 89 rubricato – Opere idrauliche – recita: “Entro un anno dall’entrata in vigore del presente decreto, il Governo, sentite le regioni, delimita i bacini idrografici a carattere interregionale. Tale delimitazione può essere modificata con lo stesso procedimento. Tutte le opere idrauliche relative ai bacini idrografici non interregionali sono trasferite alle regioni.

Per le opere idrauliche relative ai bacini idrografici interregionali si provvederà in sede di legge di riforma dell’amministrazione dei lavori pubblici. In mancanza di tale legge le funzioni sono delegate, a far data dal 1 gennaio 1980, alle regioni interessate che le esercitano sulla base di programmi fissati e coordinati dai competenti organi statali. Fino alla data predetta i programmi di intervento vengono predisposti dal Ministero dei lavori pubblici, di concerto con il Ministero dell’agricoltura e delle foreste e d’intesa con le regioni interessate. Restano ferme le competenze relative ai bacini interregionali trasferite alle regioni con il decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio 1972, n. 8.

Con decorrenza dal 1 gennaio 1978 le opere idrauliche di terza categoria sono attribuite alle regioni.;.

In tal senso sono utili due sentenze da parte del Tribunale delle acque presso la Corte di Appello di Napoli che decretano l’esclusiva legittimazione passiva della Regione per non essere state concretamente trasferite alla Provincia le competenze in materia di gestione del demanio idrico,che continua ad essere gestito dall’Ufficio del Genio Civile della Regione:

  • La sentenza nella causa civile n. 68/04 R. G., avente ad oggetto: Risarcimento di danni, passata in decisione all’udienza collegiale del 17.12.07 in cui si evince che “… sussiste la legittimazione passiva della Regione Campania, mentre va esclusa quella del Consorzio di bonifica dell’ Agro Nocerino Sarnese. Al proposito, ritiene questo Collegio di uniformarsi alla giurisprudenza (prodotta dai ricorrenti: sentenza n. 109/02) di questo TRAP che ha ritenuto l’esclusiva legittimazione passiva della Regione Campania per le controversie aventi ad oggetto danni da esondazione del torrente Solofrana, corso d’acqua che ricade nel perimetro del comprensorio di bonifica affidato al Consorzio, ma che deve qualificarsi (v. la precisa e dettagliata CTU) come torrente; essendo un corso d ‘acqua naturale caratterizzato da notevole variabilità del deflusso e andamento sinuoso tipico dei corsi d’acqua naturali, e non delle opere artificiali di bonifica, che si distinguono per la linearità dei percorsi e la costanza delle sezioni. Non vi è prova, inoltre, che il torrente sia integrato nella rete dei colatori di bonifica del Consorzio, il che avrebbe comportato l’obbligo di quest’ultimo di manutenzione di tale corpo idrico con conseguente responsabilità per i danni cagionati da esondazione per omessa manutenzione. Va rigettata, pertanto, la domanda proposta avverso il Consorzio. Considerata la situazione di incertezza e contrasto che sussiste tra le stesse autorità preposte alla cura dei corsi d’acqua, appare equo, tuttavia, compensare le spese di giudizio tra i ricorrenti ed il Consorzio stesso. Il torrente Solofrana è un corso d’ acqua naturale, il cui corso si esaurisce nel territorio della regione, e, pertanto, in virtù dell’art. 2, letto e), del d.p.r. 15.1.72 n. 8, rientra tra le opere idrauliche di quarta e quinta categoria, le cui funzioni amministrative sono state trasferite alle regioni. In virtù dell’art. 90, letto e), del d.p.r. 24.7.77 n. 616 e dell’art. 10, lett. f), della legge 18.5.89 n. 183, sono state attribuite alle regioni le funzioni di polizia delle acque e di gestione, manutenzione e conservazione dei beni, delle opere e degli impianti idraulici. Sicché, per quanto gli alvei in questione rientrino nel demanio idrico statale, ai sensi dell’art. 822 c.c.. e non ne risulti il trasferimento al patrimonio regionale, la relativa manutenzione e conservazione in buono stato di efficienza spetta alla Regione, che per tale motivo risponde dei danni derivanti da difetto di manutenzione (Cass. ss. uu., 5.9.97 n. 8588). L’art. 11 della legge n. 183/1989 prevede che i comuni. le province ed i loro consorzi, nonché gli altri enti pubblici interessati partecipano all’ esercizio delle funzioni regionali in materia nei modi e nelle forme stabilite dalle regioni. La Regione Campania con l’art. 25 della legge regionale 29.5.80 n. 54 ha sub-delegato alle province alcune funzioni in materia di acque pubbliche, la cui esatta individuazione è stata operata con la legge regionale 20.3.82 n. 16 e nessuna delle quali riguarda gli interventi di conservazione e manutenzione degli alvei (si tratta, infatti, delle funzioni relative agli attingimenti di acqua dai corsi di acque pubbliche, alla ricerca ed estrazione di acque sotterranee, alle piccole derivazioni di acqua ed alla polizia delle acque), sicché appare evidente che il contenuto della sub-delega in parola non elide l’esclusiva responsabilità della Regione in tema di omessa manutenzione di torrenti, alvei e grandi colatori, essendo rimasti i relativi interventi di sua diretta competenza.L’obbligo di manutenzione del corso d’acqua oggetto di giudizio incombe, pertanto, sulla Regione Campania e quindi questa risponde dei danni derivanti dall’omissione dei necessari interventi di manutenzione. Ne consegue il rigetto dell’eccezione di carenza di legittimazione passiva proposta dalla Regione….” e “… Nel caso in esame, vi è prova del carattere eccezionale delle precipitazioni, ma anche del pessimo stato di manutenzione e delle carenze strutturali dell’alveo, che non era, all’epoca, in grado di arginare nemmeno una piena ordinaria. Ritiene, pertanto, il Collegio che l’accertato carattere di eccezionalità delle precipitazioni, che ebbero una portata superiore alla capacità del torrente, non vale ad esimere dalla responsabilità ex art. 2051 cc la Regione Campania, che non ha eseguito i necessari interventi idraulici e di manutenzione. La condotta colposamente omissiva della Regione ha assunto rilievo eziologico nella determinazione dell’esondazione, che si sarebbe potuta evitare ove fosse stata messo in condizioni di efficienza e sicurezza il sistema di irreggimentazione e scolo delle acque, risalente all’epoca borbonica. Com’è noto, infatti, solo di recente e a seguito di numerosi gravi episodi di esondazione, sono iniziati radicali interventi di modifica e di bonifica dell’intero bacino idrografico….”
  • La sentenza n. 157/10 del 18.11.2010 S.A.S. Agroverde c/o Regione Campania, si evince che: “… L’art. 2. lett. e) del D.P.R. n. 8 del 15.01.1972 ha trasferito alle regioni le funzioni amministrative riguardanti le opere idrauliche di quarta e quinta categoria e quelle non classificate e cioè in particolare, per quel che qui interessa, la sistemazione degli alvei ed il contenimento delle acque dei grandi colatori, mentre, in virtù dell’art. 90, lette. e), del D.P.R. 24.7.77 n. 616 e dell’art. 10 lett. f). della legge 18.5.89 n. 183, sono attribuite alle regioni le funzioni di polizia delle acque e di gestione, manutenzione e conservazione dei beni, delle opere e degli impianti idraulici. L’art. 11 della legge n. 183/1989 prevede che i comuni, le province ed i loro consorzi. nonché gli altri enti pubblici interessati partecipano all’esercizio delle finzioni regionali in materia nei modi e nelle forme stabilite dalle regioni. La Regione Campania con l’art. 25 della legge regionale 29.5.80 n. 54 ha sub-delegato alle province alcune funzioni in materia di acque pubbliche. La cui esatta individuazione è stata operata con la legge regionale 20.3.82 n. 16 e nessuna delle quali riguarda gli interventi di conservazione e manutenzione degli alvei (si tratta, infatti, delle funzioni relative agli attingimenti di acqua dai corsi di acque pubbliche, alla ricerca ed estrazione di acque sotterranee, alte piccole derivazioni di acqua ed alla polizia delle acque), sicché appare evidente che il contenuto della sub-delega in parola non elide l’esclusiva responsabilità della Regione in tema di omessa manutenzione di torrenti, alvei e grandi colatori, essendo rimasti tale compite di sua diretta competenza. La situazione è mutata in seguito, al nuovo assetto delle competenze in materia fissato, in attuazione della delega di cui agli arti. 1 e 4 della legge 15.3.97 n. 59, dall’art. 98 del d. Igs. 31.3.98 n. 112 e, per le regioni che, come la Regione Campania non hanno tempestivamente provveduto alla specifica distribuzione delle competenze tra esse e gli enti locali minori, dal d. Igs. 30.3.99 n. 96 (art. 34). Non è stato dedotto né documentato dalla Regione che il passaggio delle competenze in materia alla Provincia di Salerno si sia in concreto verificato. Invero l’intervento sostitutivo dei Governo ha riguardato, secondo il limite fissato dall’art. 4. c. 5°, della legge n. 59/97, solo l’individuazione dell’ente al quale le competenze di cura e manutenzione dei fiumi e degli alvei dovevano essere trasferite, ma non anche il trasferimento delle risorse umane, finanziarie, organizzative e strumentali necessarie per garantire la congrua copertura degli oneri derivanti dall’esercizio dei compiti e delle funzioni trasferiti, cui avrebbe dovuto provvedere la Regione con la legge di distribuzione delle competenze (art. 3. c. 3°. d. lgs. n. 112/98), mentre l’art. 7 del d. Igs. appena citato dispone che, al fine di garantire l’effettivo esercizio delle funzioni e dei compiti trasferiti, la decorrenza del loro esercizio sia contestuale al trasferimento dei beni e delle risorse umane, finanziarie, organizzative e strumentali, sicché si deve ritenere che, sino a quando la Regione non abbia trasferito alle singole Province le suddette risorse, il trasferimento delle competenze non si è verificato. Ne consegue l’esclusiva legittimazione passiva della Regione per non essere state concretamente trasferite alla Provincia le competenze in materia di gestione del demanio idrico, che continua ad essere gestito dall’Ufficio del Genio Civile della Regione.

In seguito è stato emanato il D.P.R. 14 4 月 1993 – Criteri e modalità per la redazione dei programmi di manutenzione idraulica – che detta:

All’ art. 1 – Finalità e caratteristiche degli interventi di manutenzione idraulica e forestale

  • 1. Gli interventi di cui all’art. 3, comma 1, del decreto legge 10 marzo 1993, n. 57, sono finalizzati alla eliminazione di situazioni di pericolo per i centri abitati e perle infrastrutture, in conseguenza di eventi critici di deflusso, derivanti da carenze dello stato manutentori degli alvei e delle opere idrauliche, nonché alla creazione di posti di lavoro per i disoccupati.
  • 2. Gli interventi devono avere, altresì, finalità di manutenzione e caratteristiche tali da non comportare alterazioni sostanziali dello stato dei luoghi. Devono porsi come obiettivo il mantenimento ed il ripristino del buon regime idraulico delle acque, il recupero della funzionalità delle opere idrauliche e la conservazione dell’alveo del corso d’acqua, riducendo, per quanto possibile, l’uso dei mezzi meccanici.
  • all’art. 3 – rubricato – Attuazione degli interventi -: “… Nei bacini di rilievo nazionale all’attuazione degli interventi provvedono lo Stato, le regioni e le province autonome, secondo il vigente assetto delle competenze in materia idraulica. 2. Nei tratti d’alveo non classificati resta ferma la competenza già attribuita alle regioni e alle province autonome. 3. Nei bacini di rilievo interregionale e regionale, ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183, alla realizzazione degli interventi provvedono le regioni e le province autonome, secondo le rispettive competenze territoriali. 4. Per la esecuzione dei lavori, le regioni e le province autonome possono avvalersi dei soggetti indicati dall’art. 11, comma 1, della legge 18 maggio 1989, n. 183 …”.

Con Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 – Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59 – si sancisce all’art. 89 “… Sono conferite alle regioni e agli enti locali, ai sensi dell’articolo 4, comma 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59, tutte le funzioni non espressamente indicate nell’articolo 88 e tra queste in particolare, sono trasferite le funzioni relative: a) alla progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche di qualsiasi natura …”.

La Provincia, in base alla normativa in vigore, esercita le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale nei seguenti settori direttamente o indirettamente riguardanti il governo delle risorse idriche superficiali e sotterranee:

Nell’esercizio delle funzioni di pianificazione:

  • partecipano al procedimento di adozione dei piani regionali di tutela delle acque;
  • predispongono e approvano i piani di risanamento, con la individuazione delle priorità di intervento, nelle aree ad elevato rischio ambientale;
  • provvedono alla programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri ed hanno compiti di protezione ed osservazione delle zone costiere;
  • Inoltre:
  • gestiscono il demanio idrico nel territorio di competenza;
  • autorizzano alcuni scarichi e adottano provvedimenti d’urgenza;
  • hanno compiti di polizia idraulica e di pronto intervento;
  • provvedono alla tenuta ed all’aggiornamento dell’elenco delle acque dolci superficiali;
  • progettano, realizzano e gestiscono le opere idrauliche;
  • hanno competenza sul rilascio delle concessioni individuate dalla legge;

Le Province hanno specifiche competenze trasferite con legge regionale ai sensi del d.lgs.112/98 sulla tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche. Hanno funzioni di programmazione inerenti, tra l’altro, le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico – forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;[3]

Le Comunità Montane sono anch’esse titolari di alcune funzioni in materia di risorsa idrica. L’art. 28 del T.U. degli Enti locali (d. lgs. 267/00) stabilisce che queste individuano – nell’ambito del Piano di sviluppo socio – economico- gli interventi di salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente mediante il riassetto idrogeologico, la sistemazione idraulico – forestale e l’uso delle risorse idriche. In particolare in materia di risorsa idrica esercitano le seguenti funzioni secondo le disposizioni regionali contenute nelle seguenti disposizioni regionali.

Nello specifico redigono piani pluriennali di sviluppo economico e sociale improntati alla salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente con finalità tra l’altro di riassetto idrogeologico, sistemazione idraulico – forestale, risorse idriche;[4]

I comuni hanno compiti strettamente collegati all’estensione del loro territorio e pertanto possono in base alla normativa vigente intervenire su materie che hanno direttamente influenza sulla gestione risorse idriche attraverso l’emanazione di provvedimenti di urgenza, provvedimenti inibitori, provvedimenti sanzionatori. [5]

E’ bene ricordare che la briglia in questione è stata realizzata, in somma urgenza, dal Genio Civile di Salerno, e che già in passato sono stati effettuati interventi di manutenzione/pulizia delle barriere frangi-colata e delle briglie a pettine realizzate nella fase di prima emergenza sul Torrente Dragone e valloni affluenti da parte del settore genio civile di Salerno: vedasi ordinanza n. 5/3914/2010 del 31.10.2011 – Rimodulazione del “Primo Piano stralcio degli interventi indifferibili ed urgenti a salvaguardia della pubblica incolumità”, di cui alla Tabella B dell’Ordinanza Commissariale n.3/3914/2010 del 21 luglio 2011 – e ordinanza n. 6/3914/2010 del 10.09.2012 – Ulteriore rimodulazione del “Primo Piano stralcio degli interventi indifferibili ed urgenti a salvaguardia della pubblica incolumità”, di cui alla Tabella B rimodulata dell’Ordinanza commissariale n. 5/3194/2010 del 31 ottobre 2011 – Approvazione del “Secondo Piano stralcio degli interventi indifferibili ed urgenti a salvaguardia della pubblica incolumità”, a valere sugli interventi di cui alla Tabella A.1 – Comune di Atrani – dell’Ordinanza commissariale n. 3/3194/2010 del 21 luglio 2011. In tal senso è anche utile ricordare che con l’Ocdpc n. 38 del 16 gennaio 2013 Ordinanza di protezione civile per favorire e regolare il subentro della Regione Campania nelle iniziative per il definitivo superamento dell’ emergenza per gli eccezionali eventi atmosferici nei comuni di Atrani e Scala (SA)si stabilisce che :

  • Art. 1 c. 1: “… La Regione Campania è individuata quale Amministrazione competente in via ordinaria a coordinare le attività, conseguenti all’evento di che trattasi, di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3914 del 22 dicembre 2011 e successive modificazioni, che si rendono necessari successivamente alla scadenza dello stato di emergenza….”;
  • Art. 1 c. 2: “… L’Assessore ai lavori pubblici, difesa suolo e protezione civile della Regione Campania, è individuato quale soggetto responsabile ad autorizzare a porre in essere tutte le attività occorrenti per il proseguimento in regime ordinario delle iniziative finalizzate al superamento del contesto emergenziale in rassegna. In particolare, provvede alla ricognizione ed all’accertamento delle procedure e dei rapporti giuridici pendenti, ai fini del definitivo trasferimento delle opere realizzate alla Regione Campania o agli altri Enti locali competenti, nonché a trasferire agli stessi tutta la documentazione amministrativa e contabile inerente alla gestione commissariale, compresi i beni ed i materiali acquistati per lo svolgimento delle relative attività …”;
  • Art. 1 c. 3: “ … Al fine di consentire l’espletamento delle iniziative di cui alla presente ordinanza, l’Assessore ai lavori pubblici, difesa suolo e protezione civile provvede, fino al completamento degli interventi di cui al comma 1 e delle procedure amministrativo-contabili ad essi connessi, con le risorse disponibili sulla contabilità speciale n. 5466 aperta ai sensi dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3914/2010 e successive modifiche ed integrazioni, che viene intestata al Dirigente dell’Area generale di coordinamento lavori pubblici della Regione Campania per cinquanta mesi dalla data di pubblicazione della presente ordinanza sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana relazionando al Dipartimento con cadenza semestrale …”.

Ad oggi, sembra, che non ci siano stati trasferimenti agli Enti locali delle briglie in questione. Singolare poi è quanto scritto dal periodico “Geologia dell’ambiente” – periodico trimestrale della SIGEA – Società Italiana di Geologia Ambientale – supplemento n. 4/2011 pag. 17 in cui si evidenzia: “… Non bisogna ispirarsi alle dieci briglie realizzate lungo il bacino del torrente Dragone ad Atrani dopo l’evento del 9 settembre 2010 che si sono rivelate insufficienti e mal dimensionate anche per un evento piovoso “normale” verificatosi il 20 ottobre 2011 (per di più non sono state realizzate le piste per procedere alla periodica rimozione dei detriti di diverse briglie): due briglie selettive sono state messe fuori uso mentre due briglie a pettine hanno trattenuto alcune centinaia di mc di detriti e alberi (Fig.25)…”.

É finita sotto la lente della Procura la rincorsa alle competenze circa le briglie sistemate lungo l'alveo del torrente Dragone dopo i tragici fatti del 9 settembre 2010. Un'opera che, lungi dall'aver risolto in maniera fattiva il problema della sicurezza nell'abitato di Atrani, come già nel 2011 denunciava il geologo Ortolani (in un suo minuzioso articolo, anzi, le briglie in questione venivano citate come esempio negativo di mitigazione del rischio idrogeologico) ha innescato un rimpallo di responsabilità tra Regione, Provincia e Comuni. X pettine X geologo X sicurezza X dragone X scala X ravello X procura X indagine X positanonews X ilvescovado X costiera aalfitana X briglia X salerno X arcadis X regione campania


[1]Collana – acqua bene comune dell’umanità – acqua e beni pubblici – demanio idrico – opere di bonifica ed irrigazione – la rincorsa delle competenze fra Europa, Stato, Regioni, Province e Comuni ma per il cittadino che cosa cambia? ma per il cittadino che cosa cambia? (cui prodest?) – 1^ parte la storia delle competenze – novembre 2005 – dott. ing. Antonio Iorio

[2]Collana – acqua bene comune dell’umanità – acqua e beni pubblici – demanio idrico – opere di bonifica ed irrigazione – la rincorsa delle competenze fra Europa, Stato, Regioni, Province e Comuni ma per il cittadino che cosa cambia? ma per il cittadino che cosa cambia? (cui prodest?) – 1^ parte la storia delle competenze – novembre 2005 – dott. ing. Antonio Iorio – pag. 31;

[3]Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale Autorità di Bacino Nazionale dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno, Regione Abruzzo, Regione Basilicata, Regione Calabria, Regione Campania, Regione Lazio, Regione Molise, Regione Puglia – PIANO DI GESTIONE ACQUE (Direttiva Comunitaria 2000/60/CE, D. L.vo. 152/06, L. 13/09, DL 194/09) RELAZIONE SPECIFICAAllegato 1 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ED AUTORITA’COMPETENTI – pag. 50.

[4]Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale Autorità di Bacino Nazionale dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno, Regione Abruzzo, Regione Basilicata, Regione Calabria, Regione Campania, Regione Lazio, Regione Molise, Regione Puglia – PIANO DI GESTIONE ACQUE (Direttiva Comunitaria 2000/60/CE, D. L.vo. 152/06, L. 13/09, DL 194/09) RELAZIONE SPECIFICAAllegato 1 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ED AUTORITA’COMPETENTI pag. 53.

[5]Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale Autorità di Bacino Nazionale dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno, Regione Abruzzo, Regione Basilicata, Regione Calabria, Regione Campania, Regione Lazio, Regione Molise, Regione Puglia – PIANO DI GESTIONE ACQUE (Direttiva Comunitaria 2000/60/CE, D. L.vo. 152/06, L. 13/09, DL 194/09) RELAZIONE SPECIFICAAllegato 1 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ED AUTORITA’COMPETENTI – pag. 51.

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